
BARCHESSA DI VILLA POLA
Barcon, comune di Vedelago (TV)
Restauro conservativo e riuso del complesso
- Committente: privato
- Progetto Definitivo, Esecutivo e Direzione Lavori
- Ultimato anno 2019
- Vincolo Monumentale D.Lgs. 42/2004
Villa Pola doveva essere un palazzo “magnifico e grandioso…di forma quadrata, larga ogni faccia esteriore piedi 120…avente quattro piani per le stanze, e due sale a croce greca “
Oggi di Villa Pola è rimasta solo la Barchessa, detta “il Barcon“
Progettata da Giorgio Massari, la Barchessa di Villa Pola è l’unica porzione rimasta dell’antica Villa Pola, distrutta nel XIX secolo. Si presentava in origine come un elegante complesso settecentesco immerso in una campagna di cinque ettari cinta da mura, ed era parte integrante del complesso agricolo della nobile e importante famiglia Pola. Tuttavia la villa seguì il progressivo declino della villa, che nel 1848-49 fu requisita dall’esercito austro-ungarico come ospedale militare .
Villa Pola fu poi demolita nel 1861, quando il fabbricato era già disabitato e in condizioni precarie. Nel 1908 gli abitanti del luogo la ricordavano ancora come quella struttura dalle numerosissime finestre. Venne in seguito nuovamente utilizzata nel corso della Prima Guerra Mondiale come ricovero per i feriti.
Negli anni Novanta, grazie al restauro, la struttura è stata trasformata in birrificio, ancora oggi attivo e dotato di tecnologie d’avanguardia. Il progetto di restauro ha permesso di valorizzare la memoria architettonica e l’identità storica del complesso, rafforzando al contempo la funzione contemporanea come spazio produttivo e culturale.
La Barchessa è oggi un simbolo identitario per la comunità di Barcon, volto architettonico e memoria secolare della presenza dei Conti Pola. L’edificio incarna la stratificazione storica nel paesaggio rurale trevigiano, testimonianza del passato, ma anche di continuità culturale.

Il restauro e il riuso della Barchessa: nuovi usi per antichi spazi, in un dialogo tra memoria, architettura e paesaggio
La Barchessa si trova attualmente all’incrocio tra due strade direttrici ortogonali di origine romana ed è circondata da un ampio muro di cinta. Elemento di grande impatto visivo che la caratterizza è il portico a tutta altezza con dieci arcate a tutto sesto, intercalate da semicolonne di ordine dorico sulle quali s’imposta un’alta trabeazione. Originariamente il pianterreno era predisposto con alcuni locali per ‘abitazione dei contadini, e nel seminterrato era presente un’ampia cantina; il primo e il secondo piano erano un tempo destinati a granaio.
Attualmente l’accesso avviene attraverso un cancello affiancato da grandi finestre con inferriate, che introduce al portico monumentale orientato nord-sud. Alla sua estremità si conserva il “selese”, l’aia lastricata un tempo usata per l’essiccazione dei cereali.
Le strutture storiche sono state oggetto di un accurato restauro conservativo, con particolare attenzione al portico dorico, ai locali abitativi e al granaio. L’intervento ha mantenuto i materiali originari e le caratteristiche tipologiche, ridando nuova vita agli ambienti senza snaturarli.
Gli spazi interni sono stati riconfigurati per accogliere nuove funzioni (ristorazione, impianto birrificio, servizi), mantenendo la leggibilità della struttura originale. Tutti gli elementi nuovi sono progettati per essere reversibili e indipendenti rispetto alla fabbrica storica. Il rispetto dell’esistente si è tradotto anche nell’installazione dei nuovi impianti tecnologici, integrati a parte in una nuova struttura interrata esterna, collegata alla Barchessa da cunicoli tecnici e sottofondazioni, minimizzando l’impatto visivo e strutturale.




Il portico di accesso: è stata recuperata la pavimentazione in pietra del porticato per le porzioni non originali con la conseguente ricollocazione di quest’ultime sul sito originario a sud della Barchessa.
Il restauro degli intonaci: sono state reintegrate le parti di intonaco deteriorate o mancanti, come i basamenti delle semicolonne. , utilizzando tecniche analoghe a quelle tradizionali . Altrettanto significativo è stata la rimozione delle ridipinture non originali, che ha permesso di recuperare le colorazioni originali degli elementi litici.





Il birrificio e il riuso degli spazi interni: Un dialogo tra passato e funzione: ferro, rame e ottone danno forma a un’estetica tecnica che rispetta e valorizza l’autenticità originaria.
Di fondamentale importanza nell’inserimento sull’esistente sono stati i diversi impianti necessari, considerando la reversibilità degli interventi e l’impatto di questi sulla villa. L’inserimento dei nuovi manufatti e è stato fatto rivisitando uno stile “paleo-industriale”, in particolare modo per quel che riguarda la parte dedicata alla produzione della birra. I materiali utilizzati sono stati pertanto ferro, ghisa, rame e ottone con forme e finiture pulite e tecniche.
I serramenti ad oscuro in legno sono stati totalmente recuperati mentre i portoni a sud, irrecuperabili, sono stati realizzati secondo il disegno originale e con l’utilizzo della ferramenta originale. I serramenti a vetro sono stati realizzati ex novo recuperando e restaurando la ferramenta originale e ricostruendo quella mancante.




Le sistemazioni esterne del giardino: la villa scomparsa riaffiora nel paesaggio attraverso segni di terra e memoria, in equilibrio tra natura e architettura.
Il progetto delle sistemazioni esterne ha individuato il sedile originario della Villa distrutta nel 1860 ed è stato possibile risalire alle strutture di fondazione di quest’ultima; tali elementi sono stati valorizzati tramite la realizzazione di un terrapieno rialzato (circa 45×45 metri come individuato dai sondaggi sulle fondazioni della villa); la posizione dei quattro pronai originariamente presenti con le relative scalinate di accesso alla villa è stata individuata con 4 rampe in terrapieno. E tramite una piantumazione a cortina di piante sempreverdi si allude alla massa muraria del “palazzo” che in origine era visibile nelle 4 direzioni da molti chilometri di distanza, facendo da contrappunto al volume della Barchessa .
In tal modo l’elemento di progetto si sovrappone alla sistemazione agraria ormai naturalizzata senza sostituirsi ad essa, in modo da consentire la lettura delle due situazioni stratificate quasi come un antico palinsesto.
Ulteriori interventi di restauro sono stati eseguiti sul muro di cinta, ricostruendo le porzioni mancanti (demolite o improprie) e ripristinando i pilastri angolari con protezioni rispetto al traffico che circumnaviga inevitabilmente il lato est del complesso.






