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VILLA CORNER

  • Committente: privato
  • Progetto Definitivo, Esecutivo e Direzione Lavori
  • Ultimato anno 2014
  • Vincolo Monumentale D.Lgs. 42/2004, vincolo Paesaggistico
  • Collaboratori: Arch. David Citton

La sua storia si intreccia con quella della nobile famiglia Corner della Piscopia, che nel corso del Cinquecento avviò una fase di espansione nel territorio, trasformando quella che era una residenza preesistente in una villa padronale di prestigio, ovvero l’attuale villa Corner.

Le prime testimonianze risalgono a un edificio cinquecentesco a pianta tripartita, documentato da un inventario del 1638 e raffigurato in una mappa settecentesca. Questo nucleo fu ampliato nei primi anni del Settecento da Gerolamo III Corner, che dotò la villa di un impianto più monumentale, con riferimenti a un possibile progetto di Giorgio Massari.

A metà del XVIII secolo, l’architetto Francesco Maria Preti ridisegnò il complesso secondo un linguaggio di gusto palladiano, completandone la fisionomia con un grande atrio, barchesse e giardino.

Nell’Ottocento, con il passaggio ai Persico, furono eseguiti nuovi interventi, tra cui un restauro del 1852 che introdusse decorazioni pittoriche di gusto neo-barocco e modifiche significative agli interni e alle facciate. Nel corso del Novecento, ulteriori trasformazioni e interventi impropri alterarono parte delle finiture e degli apparati decorativi originari, comportando la perdita di pavimenti in terrazzo e di cromie a marmorino.

In epoca recente la villa è stata trasformata in albergo e ristorante. L’intervento di restauro ha confermato queste destinazioni d’uso, prevedendo una serie di opere mirate alla conservazione, al consolidamento strutturale e al recupero delle finiture storiche.

Sono stati eseguiti il consolidamento delle murature e della scalinata principale (smontata, rinforzata e ricomposta con nuovi sistemi di drenaggio), il restauro delle strutture lignee del tetto e dei controsoffitti, nonché il recupero dei pavimenti in terrazzo alla veneziana. Particolare attenzione è stata dedicata agli apparati decorativi interni, con il restauro delle superfici a marmorino policromo e stucco, e ai dipinti del salone principale, gravemente compromessi da infiltrazioni.

All’esterno, l’intervento ha riguardato il restauro conservativo degli intonaci e il ripristino delle cromie originarie, restituendo unità e coerenza all’immagine complessiva della villa. Sono stati inoltre restaurati gli elementi scultorei in pietra tenera di Vicenza di Orazio Marinali, attraverso pulitura, consolidamento e protezioni superficiali.

Dal punto di vista impiantistico, sono state fatte le operazioni necessarie per la messa a norma degli impianti elettrici e termoidraulici, sfruttando cavidotti e intercapedini già esistenti, così da minimizzare l’impatto sulle murature. Le linee tecniche sono state integrate recuperando scassi murari preesistenti o rimuovendo elementi incongrui, con interventi puntuali e rispettosi della fabbrica storica.

Le scalinata di accesso principale al termine del restauro

Il restauro del tetto e dei solai: è stato svolto un attento consolidamento delle strutture lignee e murarie compromesse; nello specifico le capriate del tetto sono state rinforzate con inserimenti mirati e sistemi di connessione in acciaio. I solai sono stati restaurati, rimuovendo e consolidando le parti ammalorate.

Per il recupero degli apparati decorativi interni a marmorini policromi sono state effettuate operazioni di preconsolidamento dei frammenti in via di distacco, e rimozione completa di tutti gli strati di pittura fino a scoprire integralmente la superficie a marmorino originale. Sono state rimosse le stuccature improprie e consolidate le fessurazioni e le parti in via di distacco mediante microiniezioni di calce additivata. Le integrazioni sono state eseguite in leggero sottotono e sottolivello ed equilibrate cromaticamente ad acquerello. La protezione è stata eseguita con sapone neutro di Marsiglia.

Il restauro del giardino ha avuto l’obiettivo di recuperare l’impianto settecentesco originario, ispirandosi alle stampe del 1835 di G.B. Cecchini. I parterre a verde e a ghiaino sono stati ripristinati e delimitati da vasi di agrumi e piante da fiore, restituendo equilibrio e leggerezza alla composizione storica, in gran parte compromessa dagli interventi paesaggistici successivi e dal lungo periodo di abbandono.

Particolare attenzione è stata dedicata alla carpinata, ormai alterata e avvolta dall’edera: è stata potata e accompagnata da reintegri e dall’inserimento di strutture metalliche di guida per i nuovi rami.

Nel tempo, la nuova carpinata ha sostituito progressivamente l’esistente. Il sottobosco, i parterre e i vialetti sono stati arricchiti con essenze arbustive e fiorite tradizionali — come aucube, ortensie, peonie, melograni e rose antiche — per ricreare un insieme armonioso e coerente con l’epoca del giardino. Il parcheggio interno è stato spostato nell’area della piscina e l’impianto di illuminazione sostituito con un sistema più discreto e conforme alle normative.

La piscina è collocata sull’area ad ovest del muro di cinta, cui si accedeva tramite accesso separato da una cancellata ad ovest (tamponata negli anni ’60). Il complesso, affiancato dai campi da tennis, versava in uno stato di totale abbandono e desolazione. Il progetto ne ha previsto il recupero con nuove aree a parcheggio e accesso dalla cancellata tamponata negli ’60. Sono stati ripristinati la piscina e i locali di servizio contenti gli spogliatoi, ed è stata realizzata una spalliera predisposta per elementi vegetali rampicanti con una struttura metallica a pergola.