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VILLA PREMOLI

  • Committente: privato
  • Progetto Definitivo, Esecutivo e Direzione Lavori
  • Ultimato anno 2008/2010
  • Vincolo Monumentale parte II°D.Lgs. 42/2004 e vincolo paesaggistico parte III° D.Lgs. 42/2004

Villa Premoli fa parte del complesso delle ville del colmello di Obledo, complesso architettonico che include anche l’adiacente Villa Bianchi Sertorio. Le due ville costituiscono un complesso residenziale e produttivo tutelato, sviluppatosi tra il Seicento e l’Ottocento per rispondere alle esigenze della lavorazione della lana.

Villa Premoli, datata 1680, si presenta con corpo padronale isolato, barchessa e piccolo edificio con portico e loggia, ampliato nel Settecento. Villa Sertorio, costruita dopo il 1717, segnò il periodo di massimo sviluppo della produzione laniera a Cavaso, centro noto per i panni di uso popolare.

Le mappe storiche e i catasti Asolano, Napoleonico e Austriaco testimoniano l’evoluzione del complesso, documentando edifici residenziali e laboratori oggi scomparsi o trasformati, e confermando la rilevanza economica e scenica delle ville nel paesaggio pedemontano.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale le ville ospitarono le truppe francesi e un ospedale da campo (dal 1917 il complesso era in seconda linea), Interessanti fra le vicissitudini legate agli edifici, la scritta rinvenuta nei muri al piano sottotetto che ricordano come l’edificio più antico sia sopravvissuto al terremoto di Santa Costanza del 1695 e ad un secondo terremoto che nel 1836 colpi la Valcavasia.

Il complesso di VIlla Premoli e Villa Bianchi nel

Il brolo a sud di Villa Premoli, oggi coltivato a olivo e vigneto, conserva il toponimo “Le Cioère” (chiodare), derivante dal latino medievale claudària, che indica la presenza del tiratoio, un impianto a base di chiodi, che serviva per la lavorazione dei panni. Questa struttura è testimonianza dell’attività laniera storicamente diffusa nel Pedemonte del Grappa, con Cavaso e Crespano come principali centri di produzione.

La Repubblica Veneta favoriva le produzioni locali di buona qualità e a costi competitivi rispetto alla concorrenza straniera. Documenti e mappe antiche confermano l’importanza economica e produttiva del brolo, che costituiva il cuore operativo del complesso, integrando residenza, laboratori e aree agricole, e assicurando la continuità della produzione laniera tra Seicento e Ottocento.

Il Brolo delle Cioère

Il corpo centrale di Villa Premoli si sviluppa su quattro livelli, con una pianta rettangolare di circa 420 mq per piano. L’ampliamento settecentesco verso ovest trasformò l’impianto originario tripartito in una configurazione pentapartita, generando l’insolita presenza di due saloni centrali per piano e di due corpi scala contrapposti. La facciata sud, scandita da aperture regolari e fasce orizzontali, è caratterizzata da un doppio sistema di trifore al secondo piano e conserva ancora tracce di antiche decorazioni a secco.

L’edificio ha resistito ai terremoti del 1695 e del 1836, testimoniando la durabilità e il valore tecnico del complesso.

I solai in legno con travi sommariamente squadrate e tavolato di sottopiano. I pavimenti sono in parte in legno e in parte in cotto di Possagno. 

Al piano terra erano presenti pavimenti in pastellone terrazzo solo in parte originali e in parte risalenti agli anni 50 del ‘900 erano fortemente ammalorati per la presenza d’acqua d’infiltrazione.

Di fondamentale importanza nell’inserimento sull’esistente sono stati i diversi impianti necessari, considerando la reversibilità degli interventi e l’impatto di questi sulla villa. L’inserimento dei nuovi manufatti e è stato fatto rivisitando uno stile “paleo-industriale”, in particolare modo per quel che riguarda la parte dedicata alla produzione della birra. I materiali utilizzati sono stati pertanto ferro, ghisa, rame e ottone con forme e finiture pulite e tecniche.

I serramenti ad oscuro in legno sono stati totalmente recuperati mentre i portoni a sud, irrecuperabili, sono stati realizzati secondo il disegno originale e con l’utilizzo della ferramenta originale. I serramenti a vetro sono stati realizzati ex novo recuperando e restaurando la ferramenta originale e ricostruendo quella mancante. 

Il progetto delle sistemazioni esterne ha individuato il sedile originario della Villa distrutta nel 1860 ed è stato possibile risalire alle strutture di fondazione di quest’ultima; tali elementi sono stati valorizzati tramite la realizzazione di un terrapieno rialzato (circa 45×45 metri come individuato dai sondaggi sulle fondazioni della villa); la posizione dei quattro pronai originariamente presenti con le relative scalinate di accesso alla villa è stata individuata con 4 rampe in terrapieno. E tramite una piantumazione a cortina di piante sempreverdi si allude alla massa muraria del “palazzo” che in origine era visibile nelle 4 direzioni da molti chilometri di distanza, facendo da contrappunto al volume della Barchessa .

In tal modo l’elemento di progetto si sovrappone alla sistemazione agraria ormai naturalizzata senza sostituirsi ad essa, in modo da consentire la lettura delle due situazioni stratificate quasi come un antico palinsesto.

Ulteriori interventi di restauro sono stati eseguiti sul muro di cinta, ricostruendo le porzioni mancanti (demolite o improprie) e ripristinando i pilastri angolari con protezioni rispetto al traffico che circumnaviga inevitabilmente il lato est del complesso.